LA SPERGOLA E IL SUO TERRITORIO


Alla scoperta dell'habitat naturale della Spergola: la fascia pedecollinare reggiana

La Spergola trova il suo habitat naturale nella fascia pedecollinare della provincia di Reggio Emilia e, in particolar modo, in quell’area che si estende dal fiume Enza a ovest al fiume Secchia a est, comprendendo l’alta pianura reggiana nella sua parte più prossima ai primi rilievi montuosi e la prima collina. 
La morfologia di questo territorio è strettamente correlata alla formazione della catena appenninica. Rispetto a quello che veniva scritto nei vecchi libri di testo scolastici, l’Appennino non è una catena montuosa più antica delle Alpi, nonostante i suoi rilievi dolci e ondulati.
Al contrario si è formato alcune migliaia di anni più tardi e i suoi profili più addolciti sono dovuti al coinvolgimento di litotipi maggiormente erodibili combinati a un graduale ma continuo sollevamento, in atto tutt’oggi. 


Un viaggio nella geologia italiana

L’orogenesi appenninica si può far risalire a 25 milioni di anni fa, a seguito della collisione tra il settore franco-iberico della “placca paleo-europea” e la “placca apulo adriatica”, inizialmente connessa alla zolla africana. Il processo è stato preceduto dalla chiusura di un’area oceanica (oceano ligure-piemontese) interposta tra le due placche e dall’accavallamento delle sue coperture sedimentarie (“unità liguri”). Questo embrione di appennino, abbondantemente più basso del livello del mare, fu ricoperto da nuovi sedimenti marini (“successione epiligure”), che a loro volta furono deformati, traslati e sovrapposti dai processi di distacco del blocco sardo-corso e poi dall’apertura del mar Tirreno. Tali processi portarono alla progressiva emersione dalle acque del cuneo orogenetico e alla conseguente flessione della litosfera adriatica al di sotto del fronte della catena appenninica con la formazione di un bacino di “avanfossa” (bacino padano). 
Grazie ai processi di sollevamento in atto, all’interno del bacino padano si andarono a depositare i sedimenti di un mare via via sempre meno profondo, le sabbie costiere e i depositi alluvionali che vanno a costituire l’attuale pianura padana. 
   

Le argille della Val Secchia: tesoro naturale e risorsa dell'uomo

Le argille rappresentano la formazione litologica dominante dei primi rilievi del territorio reggiano, affiorando in maniera pressoché continua da est verso ovest. Queste rocce determinano un paesaggio dalla fisionomia inconfondibile, contraddistinta da una regolare sequenza di piccole dorsali che scendono verso la pianura, ricoperte da estesi coltivi. Nei fianchi di questi colli sono frequenti le forme calanchive, generalmente di piccole dimensioni, ma che a volte si sviluppano in complessi ad anfiteatro di notevole estensione. Il fenomeno, originato dalla facile erosione da parte dell’acqua di ruscellamento, è difficile da arrestare. La sua regressione verso monte è lenta ma inesorabile, “mangiando”, in questo modo, terreno agricolo. Risulta difficile, però, non rimanere affascinati dai suggestivi paesaggi, caratterizzati da giochi di luci e ombre, e dalla caratteristica forma del reticolo idrografico costituito da cime aguzze intervallate da profonde vallecole. 
Da queste argille l’uomo ha tratto una importante risorsa. Utilizzate fin dalla preistoria come materiale per la produzione di terracotta, la loro lavorazione si è affinata e consolidata nel corso dei secoli, facendo diventare il distretto della Val Secchia uno tra i più importanti al mondo per la loro estrazione.
 
 

Articolo tratto dal libro “SPERGOLA - Un vitigno reggiano Viaggio tra storia, vini e territorio” di Giulia Bianco, Aliberti Compagnia Editoriale.